mercoledì 30 maggio 2012

Andrea Camilleri, "Il casellante", Sellerio, 2008

«Camilleri è il cronista, il favolista e il mitografo della comunità vigatese. Racconta di Minica e di suo marito, il casellante Nino Zarcuto. Della loro modesta vita nella solitaria casetta gialla, accanto a un pozzo e a un ulivo saraceno…»  (Salvatore Silvano Nigro).
Raccontano, le cronache dell’antichità mitica, di metamorfosi varie. E di Niobe, madre superba dapprima, e poi dolorosissima. Gli dèi le uccisero i figli, per vendetta. Ne ebbero pietà alla fine. E la trasformarono in pietra. Ma da quel sasso, da quella roccia insensibile, sgorgò una sorgente di lacrime. Anche a Vigàta accadono fatti da far girare le sante cose, i cosiddetti cabasisi, nell’anno di grazia 1942: mentre guasconeggiano marronate fascistissime, e svampano i primi fuochi che scommuovono l’aria e preludono allo sbarco degli alleati. Non ci sono dèi a Vigàta. Ma regolarità abitudinarie. Treni che vanno e vengono strasciconi. Concertini domenicali. Rispetti e convenevoli. Prodigi d’ingegno anche, di brava gente e di uomini d’onore. E arcaici istinti, primitività animale, e violenza selvaggia nell’ombra. La mostruosità è dentro, negli interstizi della feriale convivenza. Cospira. E quando esplode, feroce e distruttiva, è la provvidenza del dolore a intervenire. Con il ritorno delle antiche metamorfosi. Con la pietrificazione. O con la regressione vegetale, che è tentativo disperato di riaccedere al ciclo vitale della natura. Camilleri è il cronista, il favolista e il mitografo della comunità vigatese. Racconta di Minica e di suo marito, il casellante Nino Zarcuto. Della loro modesta vita nella solitaria casetta gialla, accanto a un pozzo e a un ulivo saraceno: in mezzo a un paesaggio arcigno, blandito dal vicino mare e dalla luce. Vogliono la grazia di un figlio, i due casellanti. Si prodigano. Ma la violenza è un gorgo voraginoso, che risucchia i due coniugi. Il dolore è atroce, straziante. Pietrifica. Minica è una Niobe, ora in un’umile mitologia rusticale. Ha per occhi due laghi traboccanti. Vuole essere madre tuttavia. È ostinata. Una fantasticheria vegetale le fa credere di poter diventare albero. Di mettere radici e di dar frutti, dopo essere stata innestata. Il marito l’asseconda, amoroso e sollecito. Il figlio arriva infine, come arrivano i miracoli: donato dagli scrolloni della morte e della guerra. Camilleri si apposta negli svolti della tragedia. E aspetta il lettore, con una candela accesa in mano.    
Salvatore Silvano Nigro

http://www.sellerio.it/it/catalogo/Casellante/Camilleri/867

venerdì 18 maggio 2012

"Divorzio all'islamica a viale Marconi", Amara Lakhous, edizioni e/o, 2010

2005. I servizi segreti italiani ricevono un’informativa: un gruppo di immigrati musulmani, che opera a Roma nella zona di viale Marconi, sta preparando un attentato. Per scoprire chi siano i componenti della cellula viene infiltrato Christian Mazzari, un giovane siciliano che parla perfettamente l’arabo. Christian inizia la sua indagine sotto copertura: per gli abitanti del quartiere diventa Issa, un immigrato tunisino in cerca di un posto letto e di un lavoro. Il suo destino si incrocia con quello di Sofia, una giovane immigrata egiziana che indossa il velo e vive nel quartiere assieme al marito Said, alias Felice, architetto reinventatosi pizzaiolo. Attraverso Sofia vediamo la cultura islamica con gli occhi di una donna alle prese con una vita coniugale complicata. Sofia ha però un grande sogno da realizzare. Nell’alternarsi delle voci di Issa e Sofia l’ironia e la satira dei luoghi comuni fanno di Divorzio all’islamica a viale Marconi una commedia nera in cui il serio e il grottesco, il razionale e l’assurdo, l’amore e la paura descrivono le contraddizioni della società italiana con un linguaggio originale, che imita i “parlati” degli immigrati e degli italiani. In un susseguirsi di scene esilaranti e momenti ricchi di pathos, di dialoghi frizzanti e arguti proverbi popolari, si arriva a un avvincente finale a sorpresa che spiazza il lettore, costringendolo con grande divertimento a riavvolgere la pellicola dall’inizio.

http://www.edizionieo.it/catalogo_visualizza.php?Id=965

lunedì 7 maggio 2012

Esmahan Aykol, "Divorzio alla turca", Sellerio, 2012


( Traduzione dal tedesco di Emanuela Cervini; Titolo originale: Scheidung auf Türkisch)


L'avventurosa libraia di Istanbul, Kati Hirschel, investigatrice per vivacità, non riesce a stare ferma. Gira in continuazione, indugia in situazioni di ogni genere, si ferma a parlare con chi capita, va curiosando ovunque soprattutto dove è più pericoloso mettere il naso. Nel suo terzo caso indaga sul presunto omicidio della moglie del rampollo di una delle casate più in vista del paese. Sembrerebbe un incidente ma come sempre Kati riesce a fiutare la pista giusta.

Terzo caso per l’avventurosa Kati Hirschel, la libraia di Istanbul, venuta dalla natia Germania ma ormai più stambuliota di chiunque altro, investigatrice per vivacità. Del suo personaggio colpisce subito che non riesce a stare ferma. Gira in continuazione, indugia in situazioni di ogni genere, si ferma a parlare con chi capita, va curiosando ovunque soprattutto dove è più pericoloso mettere il naso. Avendo poco tempo, lo perde generosamente. Istanbul, la porta d’Asia e d’Europa è la sua giostra.
Esmahan Aykol predilige muovere la sua eroina – di modi, per altro, molto spicci e disponibili – in delitti che coinvolgono soprattutto le classi alte e i loro ambienti raffinati. Ma a Kati, nel suo correre, si apre una metropoli luccicante e tenebrosa, piena dei tanti tipi che si incontrano per strada di tutte le categorie. Così le sue indagini diventano una specie di spaccato della società turca, dando l’idea di un vivo cambiamento, di un fermento che è quasi un ribollire del nuovo nell’antico.
Da poco tempo proprietaria di una nuova casa, giunta al negozio Kati riceve la telefonata del suo collaboratore, il mondano Fofo che le dice che su internet c’è una notizia che potrebbe interessarla. È morta Sani Ankaralıgil, la «nuora degli Ankaralıgil», sposa del rampollo di una delle casate più in vista del paese. La signora aveva appena avviato le pratiche di divorzio. «Fantastico! Come una pantera pronta al balzo non vedevo l’ora di lanciarmi in una nuova indagine per far luce su un presunto delitto. Al diavolo il lavoro e i debiti!». E sostenuta dall’allegra autoironia che l’aiuta nei momenti belli e in quelli brutti, la libraia si prepara a fare ciò che la diverte di più: scompigliare le carte, smontare le soluzioni facili. Infatti la versione iniziale è: incidente. Ma chi ci crede? Con quel contorno di denaro e di potere. La prima pista da battere è questa: la donna presiedeva un’associazione ambientalista. Una strana associazione, con due soli soci, e i cui uffici sono devastati proprio nel giorno in cui la protagonista, con il collaboratore, va con una scusa a visitarli. Poi però tutto diventa più oscuro, minaccioso e complicato.

Esmahan Aykol, nata nel 1970 a Edirne, Turchia, vive tra Berlino e Istanbul. Durante gli studi universitari in giurisprudenza ha lavorato come giornalista per radio e giornali turchi. Oggi, dopo una parentesi come barista, si dedica completamente alla scrittura. Della serie con protagonista Kati Hirschel questa casa editrice ha pubblicato Hotel Bosforo (2010), Appartamento a Istanbul (2011) e Divorzio alla turca (2012).

http://www.sellerio.it/it/catalogo/Divorzio-Turca/Aykol/5152

venerdì 4 maggio 2012

lunedì 30 aprile 2012

David Monteagudo, "Fine", Guanda, 2012

(Traduzione di Bruno Arpaia)
Un gruppo di vecchi amici si ritrova dopo venticinque anni per trascorrere il fine settimana in un rifugio di montagna, onorando così una promessa di gioventù: tornare per vedere le stelle. Si tratta di uomini e donne che ormai non hanno più nulla in comune, tranne delusione e fallimenti della mezza età, e un torbido episodio del passato, di cui era stato vittima un altro enigmatico membro della compagnia, soprannominato «il Profeta».
Sotto il cielo nuvoloso, tra bilanci, ripicche e rancori mai sopiti, la gita non comincia nel migliore dei modi. Ma finalmente, verso la mezzanotte, le stelle si mostrano brillanti come non mai. È proprio allora, però, che iniziano le tensioni più gravi: di colpo tutti gli apparecchi elettrici smettono di funzionare. Al mattino uno degli amici è sparito. È solo il primo di una serie di episodi misteriosi, che ognuno dei protagonisti interpreterà secondo le proprie particolari ossessioni. Man mano si ricompone lo schema intricato dei rapporti che li avevano uniti in passato, mentre percorrono, in cerca di risposte, i venti chilometri che li separano dalla città più vicina, in un paesaggio apocalittico dove la Natura è in piena ribellione: una minaccia sempre più incombente sembra avvolgerli, nell’angosciosa assenza di ogni traccia umana in tutta la zona…

http://www.guanda.it/scheda.asp?editore=Guanda&idlibro=7464&titolo=FINE

sabato 28 aprile 2012

#a tasca do Jaime

Aquele dia era mesmo um daqueles dias em que não te apetece mesmo nada, não queres ver amigos, não queres falar, nem sequer respirar...mas ela tentou reagir...assim saiu, apanhou o 28, sentou-se, fones nos ouvidos e mais nada. O eléctrico, para ela, era como uma máquina do tempo, fazia com que podesse esquecer tudo, e com que o tempo parasse.. So que chegou a altura em que a carreira do 28 acabou, assim teve que descer naquela paragem, e despertar de repente...O seu olhar era como o das crianças que vêem a luz pela primeira vez...tirou os fones e começou a ouvir uma música no ar...Pensou que o aparelho estivesse ainda ligado, mas não, estava no off- não pode ser- pensou.. Era uma música triste, mas alegra, ouviam-se  também  pessoas a cantar..Começou a caminhar, reparou que estava na Graça, conhecia bem aquela zona, mas naquele momento andava como um bêbado à procura da sua casa, à toa...ao mesmo tempo tinha a sua guia, a música, aquele fadinho que saia dum lugar que ainda nao conhecia.
-Não pode ser- pensava- não há lugares que não conheço-. Foi naquele momento que reparou que tinha deixado todas as sua certezas na paragem do 28. As palavras do fado agora estavam mais claras:

"Venho aqui buscar as asas
Dos meus sonhos de menino
Neste chão e nestas casas
Foi crescendo o meu destino...

Uma senhora à porta da tasca leu a dor que a A. sentia, leu a tristeza que acompanhava o andar dela. 
-Sente-se- disse de repente. Não era um daqueles empregados que atiram os turistas para dentro dum bar, naquele momento era uma mãe que tentava dar um carinho à filha. E foi mesmo assim. Fez com que a A. sentasse, trouxe uma imperial e uns pastéis de bacalhau e como uma mãe começou a dar mimos à filha que encontrou pela primeira vez, bem crescida e nem sequer portuguesa.. A duração daquela felicidade foi o tempo duns fados vadios, mas agora a alma da A estava entregue àquelas palavras que tocavam no ar:

...Depois, parti p'ra longe, sem saber
Que aqui ficava muito do meu ser

Esta emoção de estar aqui
Pode ser saudade... pode ser saudade
E esta canção que fiz p'ra ti
Pode ser saudade... pode ser saudade

Ver no rosto desta gente
Espelhar-se a minha infância
É como se eu, de repente
Fosse de novo criança

Se alguém quer desprezar sua raíz
É porque se esqueceu que foi feliz
"


lunedì 23 aprile 2012

#Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore

"Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive."

(da "Fahrenheit 451", Ray Bradbury)

venerdì 20 aprile 2012

A Naifa- Esta Depressão Que Me Anima



a gorda do café muito antiga e perfumada passe bem minha senhora que eu não me importo nada
uma rima obsessiva indecente nas suas maneiras desligado o motor do carroas criadas tornavam-se indisciplinadas
vivo do que me dão nunca falto às aulas de esgrima e todos os dias agradeço a deus esta depressão que me anima
o rapaz da drogaria amarelo e mal tratado convidou-me a sair encontrei-o no teatro
uma prosa enferrujada inconveniente e desajeitada não encontro vestido que me sirva já não sirvo para nada


Nina Simone- Ain't Got No, I Got Life

mercoledì 18 aprile 2012

R.E.M. - The Great Beyond



I´ve watched the stars fall silent from your eyes
All the sights that I have seen
I can´t believe that I believed I wished
That you could see
There´s a new planet in the solar system
There is nothing up my sleeve

I´m pushing an elephant up the stairs
I´m tossing up punch lines that were never there
Over my shoulder a piano falls
Crashing to the ground

In all this talk of time
Talk is fine
But I don´t want to stay around
Why can´t we pantomime, just close our eyes
And sleep sweet dreams
Me and you with wings on our feet

I´m pushing an elephant up the stairs
I´m tossing up punch lines that were never there
Over my shoulder a piano falls
Crashing to the ground

I´m breaking through
I´m bending spoons
I´m keeping flowers in full bloom
I´m looking for answers from the great beyond

I want the hummingbirds, the dancing bears
Sweetest dreams of you
I Look into the stars
I Look into the moon

I´m pushing an elephant up the stairs
I´m tossing up punch lines that were never there
Over my shoulder a piano falls
Crashing to the ground

I´m breaking through
I´m bending spoons
I´m keeping flowers in full bloom
I´m looking for answers from the great beyond

I´m breaking through
I´m bending spoons
I´m keeping flowers in full bloom
I´m looking for answers from the great
Answers from the great, answers

I´m breaking through
I´m bending spoons
I´m keeping flowers in full bloom
I´m looking for answers from the great beyond

I´m breaking through
I´m bending spoons
I´m keeping flowers in full bloom
I´m looking for answers from the great
Answers from the great, answers

I´m breaking through
I´m bending spoons
I´m keeping flowers in full bloom
I´m looking for answers from the great beyond

lunedì 16 aprile 2012

Mamy, Assalti Frontali



Vieni con me stasera è primavera usciamo da qua dentro
conosco un posticino dopo la piazzetta al centro
proprio davanti al porto ti ci porto
c'è un mio amico oste
i pescherecci gli portano ogni giorno le aragoste
è buio nero il mare in fondo una lampara
noi su 'ste stradette un po' sbilenghe neanche una zanzara
scendiamo contro vento, il vento è un festival
viene dal sud dal Ciad Nigeria Mali e Senegal
ci sono stato anche io lontano tanti anni fa
mi sembra di sentirlo ancora odore di mango e guaranà
tagliavo il cocco con il macete quando avevo sete
sentivo la vita come adesso in questo marciapiede
sarà 'sta musica culla come una ninnananna
forse non ci credi guarda qua c'è anche una bella camera
che mi piace sai correggo ho preso le mie cotte
e il mare caldo poi faremo il bagno, il bagno a mezzanotte

questa terra è la terra ingrata,
oh mamy rimani
indietro non si torna non si torna indietro, oh mamy
questa terra è la terra ingrata
oh mamy rimani oh mamy

mamy, noi siamo qui con i nostri sguardi in un mondo di bugiardi
con il sound system degli assalti
questa terra è la terra ingrata
oh mamy

bastava solo avvicinarsi un po' e ancora un po'
sono le stesse cose che cerchiamo adesso io lo so
Vieni con me stasera è primavera
via da sta galera da Ponte Galeria
solo amore a mamy from Nigeria
non sono in regola le carte
ma cosa importa le carte sono solo carte
la tua vita è arte
e questa musica tribale mi fa ricordare
ogni tuo segnale ogni tuo segno particolare

questa terra è la terra ingrata
oh mamy rimani
indietro non si torna non si torna indietro
oh mamy
questa terra è la terra ingrata
oh mamy rimani, oh mamy
mi hanno vista i tuoi occhi senza battere ciglio
i tuoi occhi sono il mio nascondiglio, oh mamy

e ora cerco un appiglio un volto in questo porto
mezzo morto ma non ci sei più
con la tua magia nel corpo
e quel ragnetto sulla spalla l' emozione a galla
c'è un foglietto che galleggia in quella brutta luce gialla
ed io l'ho letto
diceva addio a questa miseria
la vita non è vita al CIE
diceva grazie a chi mi ha voluto bene
la mia valigia solo un po' di amore la teneva insieme

sabato 14 aprile 2012

#Doisneau


Robert Doisneau, Les bouchers mélomanes, la Villette, 1953

«Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere.»
(Robert Doisneau)

 http://www.robert-doisneau.com/fr/portfolio/bistrots.htm

venerdì 30 marzo 2012

# nuovo inizio??

... ad Anna Fodale, che ci fa piacere accogliere non solo perché è
sempre bello vedere crescere l'associazione e perché ogni contributo è
un arricchimento, ma anche perché rappresenta una combinazione
linguistica (dal portoghese) e una regione di origine e residenza (la
Sicilia) che non sono sicuramente tra le più rappresentate... anche se
siete già più d'una nell'uno e nell'altro caso :-).
Benvenuta e buon lavoro a tutte/i.

Angelo Fracchia
Gestione Iscritti STRADE

giovedì 22 marzo 2012

"Citizen erased", Muse #N

Break me in, teach us to cheat
And to lie, cover up
What shouldn't be shared?
All the truths' unwinding
Scraping away at my mind
Please stop asking me to describe

For one moment

I wish you'd hold your stage
With no feelings at all
Open minded
I'm sure I used to be so free

Self-expressed, exhausting for all

To see and to be
What you want and what you need
The truths' unwinding
Scraping away at my mind
Please stop asking me to describe

For one moment

I wish you'd hold your stage
With no feelings at all
Open minded
I'm sure I used to be so free

For one moment

I wish you'd hold your stage
With no feelings at all
Open minded
I'm sure I used to be so free

Wash me away

Clean your body of me
Erase all the memories
They will only bring us pain
And I've seen, all I'll ever need 



mercoledì 21 marzo 2012

"Le Osterie", Alda Merini


"A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro
."

(Alda Merini, da "Vuoto d'amore")

sabato 10 marzo 2012

Aravind Adiga, "L'ultimo uomo nella torre", Einaudi

(Traduzione di Norman Gobetti)

Che cosa siamo disposti a fare per denaro quando l'offerta è così alta da cambiare radicalmente la nostra vita? Tutto, rispondono i condòmini del Vishram di fronte all'offerta del costruttore Dharmen Shah, che al posto del vecchio stabile di Mumbai vuole erigere un grattacielo di appartamenti di lusso. Tutti i condòmini? Tutti tranne uno. È l'ultimo uomo nella torre, l'integerrimo, l'inamovibile, che per i rispettabili occupanti del Vishram diventa l'ostacolo che si frappone alle loro speranze di felicità. 

Inaugurata il 14 novembre 1959, nel settantesimo compleanno di Jawaharlal Nehru, la società edile cooperativa Vishram è la nonna di tutti i condomìni pucca da allora sorti in un quartiere di Mumbai, Vakola, che decoroso non è affatto. I suoi abitanti, suddivisi in cattolici, indù e perfino qualche musulmano «del tipo migliore», come in una felice applicazione dei valori nehruviani di cooperazione e convivenza, difendono a oltranza quello status borghese, a dispetto degli inequivocabili segni di decadenza mostrati da uno stabile dove i muri fioriscono di umidità, il tetto rischia di cedere sotto la pressione dei monsoni e l'acqua scorre dai rubinetti per poche ore al giorno.
Ma a Mumbai il nuovissimo scalza il nuovo alla velocità di un treno in corsa, il lusso scalza il decoro, e chi non salta in tempo può facilmente finire stritolato sotto le sue ruote. Nella folle corsa per accaparrarsi terra da edificare, il grande costruttore Dharmen Shah fa ai condòmini un'offerta irrifiutabile: acquistare i vari appartamenti al doppio del loro valore di mercato per poter demolire l'edificio ed erigere al suo posto quel luccicante coacervo di stili che sarà lo Shanghai, il progetto di tutta la sua vita. Sono previsti un «regalino» extra per invogliare i dubbiosi, le minacce del truce «braccio sinistro» Shanmugham per ammorbidire i refrattari, e una condizione per tutti: che l'offerta sia firmata all'unanimità.
In un attimo la cooperativa torna ad essere accozzaglia di individui non cooperanti - i coniugi Puri e il loro diciottenne figlio down; lo spregiudicato agente immobiliare Ramesh Ajwani, appassionato di donne e comodità, e il gioviale Ibrahim Kudwa, proprietario di un internet café e paradigmatico «uomo medio» del condominio, ansioso di compiacere e partecipare; l'ambiguo amministratore dello stabile, Ashvin Kothari, con un sogno in ogni cassetto, e la «Corazzata» Georgina Rego, assistente sociale abbandonata dal marito con due figli adolescenti; gli anziani coniugi Pinto e il loro amico di vecchia data Yogesh Murthy, detto Masterji, insegnante in pensione da poco rimasto vedovo; la donna delle pulizie Mary e la guardia giurata dello stabile Ram Khare - ciascuno determinato a fare i conti nelle tasche proprie e altrui. Non appena l'esito si profila negativo - tutti i condòmini a favore della vendita tranne uno - l'armonia cinquantennale deflagra e fra i potenziali firmatari dell'accordo e «l'ultimo uomo nella torre» si scava un solco che nessun comune senso di umanità sembra più saper colmare.

***

«Adiga riesce a dare voce e senso dello humor agli ultimi, a chi non ha potere: l 'umorismo è "la nostra unica arma" dice un personaggio. E, fortunatamente, questo libro è pieno di "armi" del genere. Magnifico».

«The Tatler»

http://www.einaudi.it/libri/libro/aravind-adiga/l-ultimo-uomo-nella-torre/978880620516

giovedì 8 marzo 2012

mercoledì 7 marzo 2012

#brazilian mood: Tim Maia, "Réu confesso"

Caetano Veloso, "Você não me ensinou a te esquecer"



(Composição: Fernando Mendes / José Wilson / Lucas)
Não vejo mais você faz tanto tempo Que vontade que eu sinto De olhar em seus olhos, ganhar seus abraços É verdade, eu não minto E nesse desespero em que me vejo Já cheguei a tal ponto De me trocar diversas vezes por você Só pra ver se te encontro Você bem que podia perdoar E só mais uma vez me aceitar Prometo agora vou fazer por onde nunca mais perdê-la Agora, que faço eu da vida sem você? Você não me ensinou a te esquecer Você só me ensinou a te querer E te querendo eu vou tentando te encontrar Vou me perdendo Buscando em outros braços seus abraços Perdido no vazio de outros passos Do abismo em que você se retirou E me atirou e me deixou aqui sozinhoAgora, que faço eu da vida sem você? Você não me ensinou a te esquecer Você só me ensinou a te querer e te querendo eu vou tentando me encontrar
E nesse desespero em que me vejojá cheguei a tal pontode me trocar diversas vezes por vocêsó pra ver se te encontro Você bem que podia perdoar E só mais uma vez me aceitar Prometo agora vou fazer por onde nunca mais perdê-la Agora, que faço eu da vida sem você? Você não me ensinou a te esquecer Você só me ensinou a te querer E te querendo eu vou tentando te encontrar Vou me perdendo Buscando em outros braços seus abraços Perdido no vazio de outros passos Do abismo em que você se retirou E me atirou e me deixou aqui sozinho Agora, que faço eu da vida sem você? Você não me ensinou a te esquecer Você só me ensinou a te querer e te querendo eu vou tentando te encontrarVou me perdendo Buscando em outros braços seus abraços Perdido no vazio de outros passos Do abismo em que você se retirou E me atirou e me deixou aqui sozinho Agora, que faço eu da vida sem você? Você não me ensinou a te esquecer Você só me ensinou a te querer e te querendo eu vou tentando me encontrar



venerdì 10 febbraio 2012

Paolo Sorrentino, "Hanno tutti ragione", Feltrinelli Editore

In breve
Tony Pagoda è un cantante melodico con tanto passato alle spalle. La sua è stata la scena di un’Italia florida e sgangheratamente felice. Ha avuto il talento, i soldi, le donne. È stato tutto molto facile e tutto all’insegna del successo. Ma quando la vita comincia a complicarsi…
Il libro
"Perché questo è il gioco. Bisogna comprendere gli altri anche nel momento in cui ti stanno uccidendo. Senza mai sottovalutare la forza sbilenca dell’ironia." Tony Pagoda è un cantante melodico con tanto passato alle spalle. La sua è stata la scena di un’Italia florida e sgangheratamente felice, fra Napoli, Capri, e il mondo. È stato tutto molto facile e tutto all’insegna del successo. Ha avuto il talento, i soldi, le donne. E inoltre ha incontrato personaggi straordinari e miserabili, maestri e compagni di strada. Da tutti ha saputo imparare e ora è come se una sfrenata, esuberante saggezza si sprigionasse da lui senza fatica. Ne ha per tutti e, come un Falstaff contemporaneo, svela con comica ebbrezza di cosa è fatta la sostanza degli uomini, di quelli che vincono e di quelli che perdono. Quando la vita comincia a complicarsi, quando la scena muta, Tony Pagoda sa che è venuto il tempo di cambiare. Una sterzata netta. Andarsene. Sparire. Cercare il silenzio. Fa una breve tournée in Brasile e decide di restarci, prima a Rio, poi a Manaus, coronato da una nuova libertà e ossessionato dagli scarafaggi. Ma per Tony Pagoda, picaro senza confini, non è finita. Dopo diciotto anni di umido esilio amazzonico qualcuno è pronto a firmare un assegno stratosferico perché torni in Italia. C’è ancora una vita che lo aspetta.

http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5100315